Atelier n. 18

Espadrilles: dai porti alle città in Apecar

La storia delle espadrilles somiglia un po’ a quella del jeans. Da tela de Nîmes é diventato il tessuto degli instancabili lavoratori e poi l’unico che non stanca mai. Le espadrilles, più vecchie della tela di Genova, dai porti del Mar Mediterraneo sono approdate nelle città, e dopo aver accompagnato i passi degli anni ’70 tornano a calpestare porti, città e campagne. E qualche volta viaggiano su un’Ape celeste.

I ragazzi di Manebì la portano in giro carica di scarpe. Tela di tutti i colori e corda intrecciata per i modelli più classici, camoscio e ricami per un tocco di novità. Il marchio dei ragazzi che viaggiano in Ape non ha ancora compiuto un anno. Spiegano: nasce dall’esigenza di indossare, e quindi produrre, un paio di scarpe che possano essere indossate di giorno ma anche di sera con un look informale, al party sul mare e all’aperitivo in città. Esigenza soddisfatta. Chi non può fare a meno dei jeans, difficilmente camminerà senza espadrilles.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 maggio 2012 alle 14:22. È archiviata in Miscellanea con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Espadrilles: dai porti alle città in Apecar

  1. stazioneterminiaipiedidelcuore in ha detto:

    io le portavo già vent’anni fa!

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