Atelier n. 18
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Pupille adulte

Pensieri, appunti e spunti nel silenzo dell’atelier.

Milano è grigia, quasi tutte le mattine. E i luoghi comuni non c’entrano. Il cielo pesa sulla testa degli uomini costretti nel cappio della cravatta. Quando ero bambina non me ne accorgevo, i colori dei negozi coprivano tutto il grigiore. La galleria, il duomo, La Rinascente con le scale mobili erano le attrazioni del mio parco giochi, ancora più bello di quelli veri perché a Milano di bambini in giro non ce ne sono mai. E mi sembrava qualcosa di esclusivo. Ma quando cresci cambiano anche le pupille e di conseguenza le cose, è la fregatura di esser diventati grandi.

Fregatura è dire poco quando torni da grande nei posti che amavi da piccola. Non dovremmo mai ritornarci, o almeno continuare ad andarci con sguardo infantile. Non so se questa delusione si chiami nostalgia ma è la stessa che ho provato quando sono tornata tra i banchi dell’elementari. Non era più lo stesso posto, e avrei voluto non esserci mai tornata. Per credere ancora che esistessero gli stessi banchi scarabocchiati e la stessa maestra infallibile. Ma tutto questo riguarda la fortuna di poter contare gli anni sulle dita.

Nonostante il grigiore, qualche volta anche la Madonnina brilla alla luce del sole. E ho creduto di poter tornare a guardare Milano cogli occhiali spessi dei miei sei anni. Ci sono riuscita intrufolandomi nel duomo, come una turista qualunque. Nel buio della cattedrale i colori delle vetrate mi hanno stupito quanto mi stupivano le insegne dei negozi, ho dovuto alzare la testa per guardarle tutte. E mi sono sentita piccola, dentro e fuori. Un puntino nella pancia delle guglie. Soddisfatta mi sono rituffata nella luce accecante. Ho continuato a vagare, felice di poter essere piccola all’occorrenza.

Le città, per me, hanno due tipi di bellezze. Quelle grandi, manifeste, conosciute. E quelle piccole, nascoste, vere. Mi piace trovarle per caso, vagando senza un itinerario, senza aspettarmi niente. Allora ho cominciato a perdermi nelle strade meno affollate. Nessuna sorpresa, nessuna bellezza, e qualche attimo di delusione. Milano offre le bellezze che vedi, è sincera d’altronde. Con questi pensieri ho continuato a crearmi percorsi a zig zag per ricredermi, sono finita a Brera senza accorgermene. Ho attraversato tutto il quartiere, l’unico che mi ha ripagato un po’ del mio cammino.

Ma dopo tutto Milano continuerà a piacermi. È il posto in cui sono stata grande da bambina e bambina da grande.

 

Bar Brera by Marco Uliana


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Questa voce è stata pubblicata il 29 maggio 2012 alle 10:06. È archiviata in Riflessioni d'Atelier con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

4 pensieri su “Pupille adulte

  1. ciro de sio in ha detto:

    è difficile lasciare un commento dopo aver letto non so come chiamarlo” sfogo nostalgico ” è quello che mi suona di più, il sud è magico con i suoi colori con i suoi odori è un quadro che nessun pittore è stato capace di realizzare una tela il sud lo porti nel cuore e non c’è nessuna pupilla che lo puo cancellare …..

  2. gabriella galderisi in ha detto:

    Leggere queste riflessioni è stato un pò come vedere un cortometraggio,per me che a Milano non ci sono mai stata, ho avuto la sensazione di essere accanto a te, e di vedere con le tue “pupille” questa città da scoprire!

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