Atelier n. 18
Londra Vanity Fair

Il ragazzo con la maglia azzurra

Ripenso spesso al viaggio del ragazzo con la maglia azzurra. Ai suoi occhi vivi, alle sue parole sicure, ai suoi 17 anni.

L’ho incontrato una sera di luglio in una terra di mezzo: da un lato la capitale, dall’altra una città sommersa. Oltre una siepe, spuntavano microscopiche stanze che dovevano essere case lungo un groviglio di strade strette. Sembra una bestemmia: in quel microcosmo regnava l’ordine e c’era un odore di buona cucina. Ma in inverno non ti liberi mai del freddo, e d’estate il caldo è insopportabile, mi dissero.

Il ragazzo con la maglia azzurra nella città sommersa ci abitava da qualche giorno e ci avrebbe abitato per qualche altro giorno soltanto. Parlava bene l’inglese, e anche il francese, parlava di storia e di religione. È partito dall’Eritrea, ha vissuto in Etiopia per quattro anni, poi la Libia in tempo di guerre. La costa l’ha raggiunta in un camion che trasportava saponi, tanti altri con cui dividersi l’aria.

Anche i suoi fratelli avevano provato a raggiungere l’Italia, sulla barca del 3 ottobre, e i suoi amici, su quella del’11 ottobre. Raccontava tutto con autentica serenità e parlava con determinazione. L”ho visto abbassare lo sguardo e sfiorarsi la punta delle scarpe soltanto mentre ricordava i naufragi. Aveva un obiettivo, quella sera di luglio: raggiungere Londra. Sarebbe partito dopo qualche giorno, nascosto sotto un camion.

Penso spesso al ragazzo con la maglia azzurra, ai suoi 17 anni, alle sue parole sicure. Immagino la partenza, ma non riesco a immaginare l’arrivo.


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Questa voce è stata pubblicata il 11 novembre 2014 alle 21:52. È archiviata in Miscellanea, Riflessioni d'Atelier con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Il ragazzo con la maglia azzurra

  1. Gabriella galderisi in ha detto:

    E’ sempre un piacere leggere le tue storie, la chiarezza dei tuoi pensieri ‘ trascina’ alla lettura.

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