Atelier n. 18

Lucio

Lucio era sempre stato forte, bello e consumato. Anche quando era giovane. Ora stava sul lungomare a fissare le onde come se accadesse qualcosa di più interessante di un semplice andirivieni. E forse davvero coi suoi occhi ci vedeva qualcosa di diverso, come sempre. Un vecchio amico era un nuovo nemico, i parenti erano tutti serpenti, e le donne erano tutte potenziali traditrici, dalla sorella alla cassiera del supermercato. Non salvava nessun essere umano, Lucio, facevano tutti schifo. E ce l’avevano con lui. Consumava sé stesso e chi gli stava intorno. Ma quelle erano grida d’aiuto, mica dichiarazioni di guerra.

Per un periodo, molti anni prima, nessuno l’aveva più visto, era scomparso per tornare più forte, più bello e riaggiustato. Si era allontanato per dimenticare quella sostanza che, mentre gli regalava un presente accettabile, gli distruggeva il futuro. E sembrava esserci riuscito dimenticando addirittura tutto il resto. La madre che seguiva ligia il consiglio del medico: beva tanto, fa bene, scambiando il vino con l’acqua. Il padre che aspettava allo stesso modo, inerte, i giorni arrivare e poi finire. E quella ragazza bella, unica salvezza, che era scomparsa senza ragioni o preavviso. A dispetto della sua ossatura rassicurante e dei suoi occhi profondi, Lucio era troppo fragile per essere indifferente.

Quando ricomparve nella vita di prima, e degli altri, si sentiva come di fronte a un foglio bianco: la madre era morta lentamente partendo dal fegato, le emozioni represse del padre si erano ribellate tutte insieme in un infarto e la ragazza continuava ad essere assente ingiustificata. Ma ormai era un uomo, quell’ossatura grossa doveva pur servire a qualcosa. E trovò il modo per vivere: andare per mare, imparare un mestiere antico per mollare gli ormeggi da terra. Quando fu il momento di ricominciare, però, qualcosa inceppò di nuovo il meccanismo e Lucio tornò a consumarsi il futuro, sempre di più.

Ogni giorno che passava era a meno forte, meno bello e più consumato. A vista d’occhio. Lo sapevano tutti, in città, ma nessuno lo conosceva più. Erano anni che passava così le sue giornate: tra la barca e la banchina, tra la rabbia e il sollievo, tra il delirio e qualche sprazzo di realtà.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 dicembre 2015 alle 22:21 ed è archiviata in Miscellanea. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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